La chiesa di San Rocco a Motta d'Affermo

Particolare della facciata
Particolare della facciata

Le origini della chiesa dedicata al Protettore di Motta d'Affermo risalgono agli anni intorno al 1575 quando una violenta epidemia di peste colpì tutta la Sicilia e quindi anche il nostro piccolo paese. I mottesi superstiti per ringraziare il Santo decisero di costruire un edificio nella parte bassa dell'abitato, che oggi può essere identificato con l'Oratorio di San Filippo Neri. Da sempre infatti San Rocco condivide con San Sebastiano il titolo di protettore contro le pestilenze. È da questo periodo che il culto verso San Rocco a Motta cresce vertiginosamente tanto da mettere in secondo piano perfino il Patrono del paese, che tempo immemorabile era San Luca. Apparve subito evidente, però, che c'era bisogno di una chiesa più grande, dato che la popolazione del quartiere andava crescendo di anno in anno.

Nel 1657 si decise allora di iniziare nel sito attiguo la costruzione di una nuova grande chiesa che sarebbe diventata il fulcro della devozione al Santo francese ma anche un prezioso contenitore di opere d'arte, come possiamo vedere ancora oggi. Il progetto prevedeva una edificio a pianta basilicale in tre navate divise da dodici colonne corinzie con un transetto sormontato da una cupola. Nel 1697 il valente scultore locale Geronimo D'Avijeni scolpì il bellissimo portale principale in pietra locale mentre tra il 1712 ed il 1716 furono realizzati il transetto e la cupola, insieme ai primi lavori di stuccatura. L'attuale facciata principale risale invece al 1764 e lo svettante campanile venne ultimato solo nel 1776.

Il grande architetto trapanese Andrea Gigante elaborò un progetto per gli stucchi realizzato nel 1783. Clemente Lo Cascio, artista mottese, nel 1818 finì di stuccare la chiesa con l'ordine corinzio delle colonne. Negli stessi anni si porta a compimento anche il coro in legno.  Nel 1822 si realizzò con ciottoli di mare la pavimentazione della piazza antistante, oggi purtroppo non più esistente, in quanto è stata rimossa negli anni '50 del secolo scorso. Nel 1843 su progetto dell'architetto Ragonese fu realizzato il nuovo altare maggiore in marmo e pietre dure.

Tra le tante opere d'arte conservate al suo interno si ricorda la statua del protettore San Rocco (1613-20) di Antonio Pellegrino, modificata da Francesco Li Volsi, l'Addolorata (Filippo Quattrocchi 1783), il SS. Crocifisso e altre statue e dipinti dei sec. XVII, XVIII e XIX, oltre alla statua della Madonna del Rosario di Francesco Campita (1642), rivestita in oro zecchino. Nella cappella a destra del transetto, dedicata al SS. Sacramento, si trova il ciborio in legno con rivestimento in oro zecchino, simile a quello della chiesa Madre. Da segnalare inoltre la pala d'altare "La Madonna in gloria tra i santi" di A. Mercurio (secolo XVIII) che si ricorda per le sue grandi dimensioni (6m X 3m). Antonio Mercurio è autore anche delle altre tele ed affreschi presenti nella chiesa.

Chiusa al culto nel 2000, tra il 2008 ed il 2009 la chiesa è stata sottoposta ad un intervento di restuaro che ha interessato una parte dell'interno e anche la facciata, che è stata riportata ai colori originali.

Il 6 settembre 2009 il Vescovo di Patti, Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Ignazio Zambito, ha dedicato il nuovo altare in pietra locale realizzato per l'occasione insieme all'ambone.


La statua

La statua di San Rocco venne realizzata nel 1613 dallo scultore palermitano Antonio Pellegrino. A quanto pare, però, l'opera non piacque ai fedeli che sette anni dopo chiamarono mastro Francesco Li Volsi, artista tusano, per modificare e ritoccare alcune parti. L'operazione, a quanto pare, riuscì alla perfezione in quanto ancora oggi la statua appare bellissima e la sua espressione impone rispetto e soggezione.

L'opera si caratterizza per contenere tutti gli attributi iconografici che tradizionalmente si riferiscono al nostro Santo. Innanzitutto il cane, che sfamò San Rocco ogni giorno con un pane tolto alla mensa del suo padrone Gottardo e poi l'angelo che lo guarì dalla peste.

Abbiamo poi tutti i tradizionali simboli dei pellegrini del Medioevo: il bastone, il cappello parasole, la conchiglia, la borraccia (spesso ricavata da una zucca svuotata e fatta seccare), il Vangelo. Sulle spalle è posto il famoso mantello, chiamato non a caso "sanrocchino", realizzato di solito in tela e che serviva per proteggere dalle intemperie. Infine una cosa che salta subito all'occhio è la ferita sulla coscia dovuta alla peste, malattia dalla quale San Rocco fu contagiato nei pressi di Piacenza. Per questo motivo è considerato il protettore dalla peste e dalle altre malattie contagiose.

Nella chiesa esistono altre immagini del Santo e tutte si rifanno all'iconografia tradizionale.

Durante l'anno il Santo è posto nella navata destra della chiesa in una cappella in cui sono rappresentati episodi della vita del Santo e nei quattro angoli della cupoletta la personificazione dei quattro continenti allora conosciuti per indicare che la fama del Santo francese è universale. In occasione della Novena e fino al giorno 16 agosto, invece, la statua viene posta alla venerazione dei devoti sull'altare maggiore.

Il Santo viene portato in processione su una maestosa Vara, fatta realizzare nel 1906 grazie alle generose offerte dei numerosi cittadini mottesi emigrati in America, in sostituzione di un fercolo molto più antico, oggi purtroppo non più esistente.